Chiesa "Madonna Granda" a Treviso

“Madonna Granda” a Treviso

La chiesa che vedete in questa foto è “Madona Granda” a Treviso. Possiamo dire che sia dedicata a San Girolamo Emiliani. Poco lontano trovate la via a lui dedicata, dove sono nato nel 1958, al civico 39 che ora non c’è più; quello stabile ora ha il numero 29.

La chiesa, che consiglio, a tutti coloro che saranno di passaggio a Treviso, di visitare, è importante per città per i motivi che vi segnalo di seguito. Primo fra tutti la vita incredibile di Girolamo. Ho incontrato questo signore, una sera di un 8 Febbraio, data a lui dedicata sul calendario, e da quel momento e anche ultimamente si è, a modo suo, rifatto vivo.

Girolamo Emiliani è nato a Venezia, nel 1486, non lontano dal Canal Grande. Famiglia economicamente tranquilla, dove non mancava il necessario; figlio di un commerciante che aveva degli incarichi presso il Governo della Repubblica di Venezia. All’età di 10 anni una tragedia colpì la sua famiglia. Suo padre venne trovato morto, in circostanze misteriose, impiccato sotto il Ponte di Rialto. Superfluo pensare che episodio rimarrà sempre impresso nella sua vita.

 

Poco più che ventenne Girolamo Emiliani scelse di intraprendere la carriera militare proprio per difendere gli interessi di quella Venezia da cui veniva e per cui aveva lavorato suo padre. Nel 1510 gli venne affidato il Castello di Quero, sul fiume Piave, a metà strada tra Treviso e Belluno, luogo strategico sia per gli eserciti che per i commerci. Comandava un plotone, diremmo oggi, di una cinquantina di soldati.

Il 27 agosto dell’anno successivo, 1511, il castello venne attaccato dall’esercito della Lega di Cambrai, comandato da Mercurio Maurizio Bua, soldato di ventura di nascita greca ma di famiglia nobile albanese. Bua nutriva un astio particolare verso Venezia, per la quale aveva lavorato, ma poi, per una questione di mancato pagamento di compensi, lasciò e passò al nemico. Di conseguenza, fu feroce. Girolamo Emiliani fu risparmiato, perché per la sua carica e il suo valore militare, poteva essere usato per uno scambio. Fu imprigionato, legato con delle catene ai polsi e al collo. Quella situazione di prigioni estrema, indusse Girolamo a pregare la Madonna, cui fece un voto: se fosse uscito vivo da quella prigionia, si sarebbe dedicato ai bisognosi.

La notte del 27 settembre 1511 fu ascoltato: gli apparve la Madonna che gli consegnò le chiavi per liberarsi i polsi ed uscire di prigione. I racconti dell’epoca sostengono che la Madonna lo abbia addirittura accompagnato fino a Treviso, perché liberatosi dalle catene, trovò fuori del castello l’accampamento dell’esercito nemico; allora la Madonna lo aiutò a superare le linee nemiche e lo condusse fino alle porte di Treviso. Depose i ceppi e le catene della sua prigionia di fronte all’immagine della Madonna Grande di Treviso, dove sono tutt’oggi conservate, nella navata sinistra della chiesa.

Ritornato a Venezia continuò a praticare la vita militare, ma nel frattempo iniziò a ad esercitarsi nella carità e a fare penitenza. Il suo cammino di conversione si compì 17 anni dopo, quando nel 1528 una carestia di peste e fame colpì Nord Italia. Decise così di dedicarsi completamente ai poveri, accogliendoli in casa e dedicandosi per lo più agli orfani di quella carestia. Decise così di vendere tutto e di vestire anche lui l’abito dei poveri. Con il ricavato della vendita della sua casa e con l’aiuto di amici facoltosi, aprì una scuola per gli orfani, non lontano dalla Chiesa di San Rocco.

La fama di uomo di carità incominciò ad uscire dai confini di Venezia e sue notizie arrivano al Vescovo di Bergamo, che lo chiamò per aprire a Bergamo e dintorni delle scuole come quella di Venezia. Girolamo accetta e si trasferisce così a Bergamo, dove vive alcuni anni e dove il suo culto è ancora ben presente e vivo. Sei delle sue lettere sono conservate nella Biblioteca “Mai” in città alta. Tra poco ci andremo, in Città Alta.

Gli ultimi anni della sua vita li passa a Somasca, un piccolo paese sul Lago vicino a Lecco, in località “La Valletta”, dove vengono riportati due veneti miracolosi: una vera e propria moltiplicazione del pane! … E la creazione con un gesto della mano su una roccia, di una sorgente d’acqua ancora presente e usata dagli abitanti del luogo.

Nove anni dopo, nel 1537 la peste arrivò anche a Bergamo e a Somasca. Girolamo venne contagiato e sentendo vicina la sua fine, radunò attorno a sé i suoi compagni e suoi orfani. E per seguire Cristo fino all’ultimo, lavò i piedi dei “suoi” orfani. La notte tra il 7 e l’8 febbraio del 1537 Girolamo morì. Riposa nella Basilica a lui dedicata a Somasca di Vercurago, dove si trova l’Ordine dei Padri Somaschi, che in tutto il mondo rendono sempre vivo ed attuale l’insegnamento di San Girolamo.

       

Siamo stati il 4 Agosto scorso a Vercurago: visita bellissima! Sul nostro blog www.occhialideldestino.it trovate il contributo completo. Nel 1767 Girolamo venne beatificato e nel 1928, Papa Pio XI lo proclamò “Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata”.