Passioni Vincenzo Pezzella | Alcuni biglietti dei miei incontri con il "Boss"

Alcuni biglietti dei miei incontri con il “Boss”

PASSIONI | Quando scrivevano gli epitaffi per i loro cari, i Greci si chiedevano “se erano stati capaci di passioni”, perché questo, per loro, faceva la differenza fra vivere e sopravvivere.

Da questo punto di vista, allora, in mezzo a tutti i miei errori, e non sono pochi, una cosa buona l’ho fatta: ho vissuto, o almeno ho cercato di farlo, di passioni. E ora, posso dirne di non averne neanche poche, anzi. L’ultima arrivata è la più importante: mia figlia Beatrice, su cui non mi soffermerò oltre per rispettare la sua privacy di adolescente, ma lei sa benissimo che nulla è più importante la mondo per me.

Le altre tre passioni mi sono state regalate: due da mio padre, e sono l’Inter e la moto. La quarta, ma non in ordine di importanza, dal mio amico Ennio che, una sera di più di trent’anni fa, mi ha invitato a casa sua dicendomi: “Vieni a sentire uno forte!”. Sono andato e mi sono trovato sul piatto del giradischi il “Born to run” del Boss, di Bruce. Ed è stato Amore, subito. Il giorno dopo sono andato nell’allora più importante negozio di dischi di Treviso e ho chiesto alla commessa: “Avete qualcosa di uno che si chiama Springsteen?”. Morale: sono tornato a casa con una pacco di vinili sotto il braccio e non sono più uscito di casa finché non li avevo imparati tutti a memoria! Ed è ancora così. Da allora io e il Boss ci siamo visti allo stadio una ventina di volte ed ogni volta è sempre la stessa emozione, anzi di più! TVB Bruce!

Passioni Vincenzo Pezzella | La mia Boneville

La Bonnie

L’Inter e la moto li devo a mio padre: ho cominciato a tifare Inter la sera di una finale di Coppa dei campioni persa contro il Celtic Glasgow, e incrociando lo sguardo in tivù di Giacinto Facchetti, il mito, ho capito che dentro quelle maglie nerazzurre c’era tutta la magia della squadra più amata del mondo: la Beneamata, l’Inter. Fino al triplete del 2010.

La moto è nata nei racconti della sua Rumi 125 della sua giovinezza: le sue corse raccontate su e giu per le colline di Conegliano e di Vittorio Veneto oppure i giri “a manetta” attorno alle Mura di Treviso, ai tempi in cui esisteva la gara con lo stesso nome. Ho ritrovato la Rumi, rossa come il fuoco , perfettamente restaurata, molti anni dopo e pochi anni fa, a Bergamo, in una vetrina di un negozio nella splendida parte “alta” e le mie “coincidenze”, in una sera in un hotel milanese, mi ha fatto sapere che la Rumi è, appunto, una moto bergamasca, grazie al Cav. Donnino Rumi, cui si devono genialate motoristiche che ancora oggi sorprendono gli appassionati.  Coincidenze… ve ne parlerò.