Quando, nel 1967, si è rifiutato di andare in Vietnam, ha detto: «Non vado a sparare a chi, a me, non ha fatto nulla e non mi ha chiamato “sporco negro”, non mi ha mai attaccato con i cani, non mi ha mai linciato.» e tutto il mondo benpensante gli diede del codardo perché “non andava a servire in guerra il suo Paese”. Non gli sembrava vero di liquidare, speravano per sempre, quel Campione del Mondo, già così inarrivabile e scomodo.

La risposta del coraggio è arrivata, a tutto il mondo, se ce ne fosse stato bisogno, anni dopo, nel 1996, quando già visibilmente colpito dal Morbo di Parkinson, ha acceso la fiaccola olimpica ad Atlanta. Nel buio della notte, la sua tuta bianca, risaltava come la tunica di un angelo. La vittoria più grande della sua carriera.

Muhammad Alì, il più grande.

In tutte le classifiche storiche di tutti gli sport definito “l’Atleta del secolo”

Capace di conquistare il Titolo Mondiale per tre volte a distanza di 14 anni fra il primo e l’ultimo:

vs Sonny Liston, 1964                  Miami Beach, Convention Hall. Alì ha 22 anni.

vs George Foreman, 1974           30 Ottobre, Kinshasa, Zaire “Rumble in the jungle”

vs Leon Spinks, 1978                  15 Settembre, New Orleans, Superdome.

Ma il match del secolo resterà la sfida con Joe Frazier a Manila del 1° Ottobre 1975: “Thrilla in Manilla”. Il match del secolo a 40° di temperatura. Alla 13^ ripresa un occhio di Frazier si chiude e la mascella perde forma e consistenza.

Joe Frazier all’inizio del 15° round non si alza dallo sgabello all’angolo: Alì vince, ma dichiarerà di aver visto la morte in faccia e, da quel match, il rapporto tra Joe Frazier e Alì cambierà, fraternamente.

Come quello con George Foreman, dopo il match di Kinshasa:  “Io, Alì e Joe eravamo una persona sola” disse George alla morte di Alì. Quando l’avanzare dell’età li costrinse a confrontarsi con i propri problemi di salute, non mancarono mai, tutti e tre di sostenersi l’un l’altro.  Che Uomini meravigliosi!

Costante e coerente, Muhammad Alì: nel 1960, vinta la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, a soli 18 anni, la gettò via, nel fiume, per protesta contro le leggi razziali in vigore allora negli Stati Uniti. Musulmano nero, seguace di Malcom X prima e di Martin Luther King poi, dichiarò nel 2015, già in tempi di Isis terrorista: «Non c’è niente di musulmano nell’uccidere innocenti.»

Quando sarebbe utile ora la sua forza, la sua loquacità, la sua capacità di farsi ascoltare da folle immense. E smontare falsi miti di potere terreno. E sapeva farlo essendo terribilmente serio quando serviva e incredibilmente ironico laddove la passione della gente lo chiedeva.

Frasi celebri:

«Pungo come un’ape, danzo come una farfalla!»

«Sono troppo bello per perdere!»

«Impossible is nothing!»

«Sono così veloce che ho spento la luce ed ero già a letto prima che fosse buio!»

«Se la mia mente può concepirlo, e il mio cuore può crederlo, allora io posso farlo.»